martedì 16 ottobre 2007

cultura?

Ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l’ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi ma ha ottenuto uno sconto di pena perchè è sardo. L’incredibile vicenda giudiziaria ha come protagonista il giudice di Hannover che ha condannato a sei anni di carcere un 29enne sardo che lavorava come cameriere in Germania ma gli ha concesso le «attenuanti etniche e culturali».

Ecco, me lo tenevo dentro da un po’, ma questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Quando ci decideremo a capire che la cultura diversa non è un’attenuante? A sinistra ci ripetono che la diversità culturale è un tesoro e va tutelata. Benissimo, splendido emblema di quel buonismo salottiero e radical che ha in Veltroni il suo esponente di punta. A destra ci dicono “daje ar negro!”. Anche in questo caso uno splendido esempio di quella volontà di integrazione sociale per un reciproco arricchimento che tanto avvicina i destrorsi all’uomo di neanderthal.

La situazione è spinosa e intricata, ma nemmeno tanto, alla fine. Giusto il rispetto del diverso, anzi, sacrosanto. E, attenzione, ho scritto
RISPETTO, non TOLLERANZA, la differenza non è banale. Se il rispetto della diversità è sacrosanto, c’è però anche il rispetto della legge, il rispetto per l’uguale, per il padrone di casa.

Sono cresciuto in un ambiente forse retrogrado dove il padrone di casa (spesso il pater familias) è il capo e sotto il suo tetto comanda lui, gli altri sono ospiti e devono adeguarsi alla sua legge. L’alternativa è la porta. Uscendo di casa, ed entrando in una nazione, il risultato non cambia, per la mia educazione. Questo è lo Stato e questa la sua legge. Non ti piace? Falla cambiare o emigra, ma non permetterti di calpestarla a meno che quella legge non leda qualche tuo diritto fondamentale.

Malmenare e stuprare una donna, siamo d’accordo spero, non è un diritto fondamentale... è un reato, deve esserlo in ogni paese che si voglia fregiare della dicitura “civile” e come tale dev’essere perseguito energicamente (sempre per la storia del potersi definire “civile”).

No, perché se cominciamo con le attenuanti etniche e culturali allora ben vengano i bambini a mendicare per le strade, le donne infibulate o sfigurate con l’acido.

Al solito non si fa molto, se non indignarsi e, al più, puntare un ‘indice di sdegno’... mandare un paio di poliziotte a fare un po’ di casino in un campo nomadi ogni tanto e sequestrare un po’ di cd al negretto di turno. Forse il fatto è che serve un nemico. Serve l’islamico di merda che viene in Italia a rubarci il lavoro e a scoparsi le nostre donne. Serve per fomentare ampi e costruttivi dibattiti tra i radical da una parte con i loro “eh, ma dobbiamo accogliere, difendere le minorazione, questi comportamenti sono figli del degrado” e gli uomini neri dall’altra a rispondere “allora metteteveli a casa vostra!” (e poi avere la colf filippina in nero). Serve per potergli addossare tutte le colpe, le nostre colpe, quelle di ognuno di noi, prima di tutto i nostri padri che hanno avuto l’opportunità di ricostruire un paese dopo le bombe della guerra e hanno preferito annaffiare ognuno il proprio orto a spese del vicino. E non tiriamoci indietro, la colpa è anche nostra, che non ci siamo accorti che era sbagliato, che lo abbiamo accettato, che ci siamo radunati sotto le bandiere che ci hanno offerto. E ci sorprendiamo, oggi, davanti alle macerie civili e sociali in cui scorrazziamo.

E ci siamo arrivati anche così, giustificando. “so’ ragazzi”, “è la sua cultura”, “volemose bene”. No, vaffanculo, io non ci sto. Io non gli voglio bene. Il sardo in galera per tutto il tempo che gli compete (e per fortuna che è successo in Germania, dove la galera gliela faranno fare). E non m’interessa che è la sua cultura, che è cresciuto in una famiglia in cui il padre trattava la moglie come una pezza da piedi. Non m’interessa. Non siamo più nel 1400 quasi 1500, in cui nasci e muori a Frittole ignorando che oltre l’orto di Vitellozzo c’è un altro bel pezzo di mondo. La legge non ammette ignoranza e questo ce lo dobbiamo ricordare, sei tu che non ti sei informato e, di questi tempi, informarsi non è cosa complicata. Sei tu che hai scelto male. Perché il problema è sempre quello. Scelta. C’è sempre una scelta. E chi sceglie male, ne paghi le conseguenze.

Anche perché, che vuol dire che “è la sua cultura”? La cultura è qualcosa di profondamente legato a un luogo, una storia e un territorio. Ciò che vale per gli eschimesi non vale in Congo. Quello che può essere culturalmente accettabile nel deserto del Gobi non lo sarà a Manhattan. E se una cultura, una volta trapiantata, è incompatibile con i valori della società ospite, è nociva e come tale va trattata. Come si capisce se è nociva? Se va contro la legge. Non è nemmeno difficile!

Rumenta


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