Stadi: striscioni razzisti a San Siro, chiusa per un turno la curva dell'Inter - Storica decisione del Giudice Sportivo che, dopo l'esposizione di scritte offensive contro Napoli, ha sancito la chiusura dell'intero settore occupato dagli ultras nerazzurri
Posto che dal basso della mia idiozia supporto le scritte offensive e il razzismo in generale, questa decisione servirà solamente per farsi belli. Ovvio che gli abbonati al secondo verde (settore sigillato in base alle decisioni di cui sopra), campeggeranno amabilmente in qualche altra zona dello stadio. Altrettanto ovvio che i capicurva (cazzo che bel mestiere) si vedranno tranquillamente la partita e continueranno a spacciare maria e coca magari nei cessi del rosso, o al massimo sospenderanno per un turno il duty free della Nord. Nella Nord come in qualsiasi altra curva del tifo ultrà italiano di squadre di diverso blasone.
Sono interista da anni, ho frequentato per un buon periodo lo stadio e sono anche capitato in curva un paio di volte.
Raccontiamoci fin che vogliamo che senza coreografie, senza cori e senza fumogeni si perde molto del contorno di una partita.
Vero.
Raccontiamoci che quella è la parte che raccoglie quelle persone che vivono sul serio le vicende della squadra del cuore e che la seguono tifandola al di là del risultato sempre e comunque.
Possibile, non stanno solo in curva comunque.
Raccontiamoci che non tutti quelli che vanno in curva sono delinquenti.
Falso, perché buona parte ci va proprio per essere considerata tale, per sentirsi al di là di ogni legge acquistando a buon mercato cose vietate dalla legge, per farsi figa con gli amici, per essere importante per un due/tre ore alla settimana.
Sì non rompete i coglioni dai, fa piacere a tutti ogni tanto fare i tamarroni, i fuorilegge, quelli che se ne fottono di tutto e quelli che terrorizzano, nascondendo dietro il nome 'ultrà' la propria condizione di vita piena di rabbia repressa, di insoddisfazione e di insuccessi personali, di volontà di ribellione contro il sistema e di trasgressione a ogni costo. Siamo tutti italiani su, e il mito del bulletto di periferia, del tamarro del quartiere, dell'adulto attaccabrighe o del terrone con la catenazza d'oro al collo ce l'abbiamo nel dna purtroppo. Ci sono quelli (molti) che si fermano all’apparenza o all’emulazione, quindi anche quei pochi delinquenti di professione che si tirano dietro la massa. Gente che pensa che pestarsi o crepare per la propria squadra sia l’ideale più nobile che esiste, chissenefrega del lavoro precario, dei diritti che mancano, della povertà incombente e degli assassini che stanno in galera due giorni…
Abbiamo nel Dna anche la NON cultura sportiva, conta vincere e basta. Negli ultimi anni specialmente è impossibile pensare a una stagione tranquilla o a un piazzamento Champions, se non si vince lo scudo o la coppa dei campioni la stagione è fallimentare. E come fanno poi quelle milionate di tifosi che riversano sul calcio ogni chance di rivincita? Quelli che possono fare la fame ma guai alla partita? Quelli che siamo tutti italiani uniti capaci di superare qualsiasi difficoltà solamente quando Grosso la mette nell’angolo al centoventesimo? Chiaro anch’io sono impazzito allora ma l’odio per questo popolo ipocrita, falso moralista e oramai privo di qualsivoglia valore resta e resterà per sempre. Sono tifoso certo, ma la partita dura 90 o 120 minuti: poi godo o rosico, punto. Per moltissimi non è così, per molti non è più così da un po’.
Tralascio i discorsi su società conniventi, politici che tutelano i gruppi più violenti delle curve, teppisti in tribuna vip e su inasprimenti di pene per i violenti dello stadio, argomenti schifosi che però non fanno altro che allungare le discussioni ritardando i provvedimenti.
Il ‘problema calcio' in realtà in Italia non si vuole risolvere. Il business è troppo grande, gli interessi immensi e i fatturati ragguardevoli, si volesse sistemare basterebbe applicare paro paro quanto fatto in Inghilterra anni fa. Gli impianti non sono a norma? Chiusi, si gioca in campo neutro o senza pubblico. Si penalizza la maggior parte dei tifosi? Sti cazzi, così s’impara a non prendere mai, e dico mai, le distanze dai gruppi violenti e a isolarli, e parlo sia del presidente sia dell’ultimo dei tifosi nei popolari. Società responsabili in prima persona, stadi di proprietà e al minimo sgarro punti in meno e multe a sei zeri. Quelli che vogliono comunque scontrarsi lo potranno fare fuori o dove ritengono più opportuno (come accade altrove nei pub o nelle periferie), facendo in modo di non nuocere a chi vuole vedersi la partita non sul divano e cercando di eliminarsi vicendevolmente prima possibile.
Posto che dal basso della mia idiozia supporto le scritte offensive e il razzismo in generale, questa decisione servirà solamente per farsi belli. Ovvio che gli abbonati al secondo verde (settore sigillato in base alle decisioni di cui sopra), campeggeranno amabilmente in qualche altra zona dello stadio. Altrettanto ovvio che i capicurva (cazzo che bel mestiere) si vedranno tranquillamente la partita e continueranno a spacciare maria e coca magari nei cessi del rosso, o al massimo sospenderanno per un turno il duty free della Nord. Nella Nord come in qualsiasi altra curva del tifo ultrà italiano di squadre di diverso blasone.
Sono interista da anni, ho frequentato per un buon periodo lo stadio e sono anche capitato in curva un paio di volte.
Raccontiamoci fin che vogliamo che senza coreografie, senza cori e senza fumogeni si perde molto del contorno di una partita.
Vero.
Raccontiamoci che quella è la parte che raccoglie quelle persone che vivono sul serio le vicende della squadra del cuore e che la seguono tifandola al di là del risultato sempre e comunque.
Possibile, non stanno solo in curva comunque.
Raccontiamoci che non tutti quelli che vanno in curva sono delinquenti.
Falso, perché buona parte ci va proprio per essere considerata tale, per sentirsi al di là di ogni legge acquistando a buon mercato cose vietate dalla legge, per farsi figa con gli amici, per essere importante per un due/tre ore alla settimana.
Sì non rompete i coglioni dai, fa piacere a tutti ogni tanto fare i tamarroni, i fuorilegge, quelli che se ne fottono di tutto e quelli che terrorizzano, nascondendo dietro il nome 'ultrà' la propria condizione di vita piena di rabbia repressa, di insoddisfazione e di insuccessi personali, di volontà di ribellione contro il sistema e di trasgressione a ogni costo. Siamo tutti italiani su, e il mito del bulletto di periferia, del tamarro del quartiere, dell'adulto attaccabrighe o del terrone con la catenazza d'oro al collo ce l'abbiamo nel dna purtroppo. Ci sono quelli (molti) che si fermano all’apparenza o all’emulazione, quindi anche quei pochi delinquenti di professione che si tirano dietro la massa. Gente che pensa che pestarsi o crepare per la propria squadra sia l’ideale più nobile che esiste, chissenefrega del lavoro precario, dei diritti che mancano, della povertà incombente e degli assassini che stanno in galera due giorni…
Abbiamo nel Dna anche la NON cultura sportiva, conta vincere e basta. Negli ultimi anni specialmente è impossibile pensare a una stagione tranquilla o a un piazzamento Champions, se non si vince lo scudo o la coppa dei campioni la stagione è fallimentare. E come fanno poi quelle milionate di tifosi che riversano sul calcio ogni chance di rivincita? Quelli che possono fare la fame ma guai alla partita? Quelli che siamo tutti italiani uniti capaci di superare qualsiasi difficoltà solamente quando Grosso la mette nell’angolo al centoventesimo? Chiaro anch’io sono impazzito allora ma l’odio per questo popolo ipocrita, falso moralista e oramai privo di qualsivoglia valore resta e resterà per sempre. Sono tifoso certo, ma la partita dura 90 o 120 minuti: poi godo o rosico, punto. Per moltissimi non è così, per molti non è più così da un po’.
Tralascio i discorsi su società conniventi, politici che tutelano i gruppi più violenti delle curve, teppisti in tribuna vip e su inasprimenti di pene per i violenti dello stadio, argomenti schifosi che però non fanno altro che allungare le discussioni ritardando i provvedimenti.
Il ‘problema calcio' in realtà in Italia non si vuole risolvere. Il business è troppo grande, gli interessi immensi e i fatturati ragguardevoli, si volesse sistemare basterebbe applicare paro paro quanto fatto in Inghilterra anni fa. Gli impianti non sono a norma? Chiusi, si gioca in campo neutro o senza pubblico. Si penalizza la maggior parte dei tifosi? Sti cazzi, così s’impara a non prendere mai, e dico mai, le distanze dai gruppi violenti e a isolarli, e parlo sia del presidente sia dell’ultimo dei tifosi nei popolari. Società responsabili in prima persona, stadi di proprietà e al minimo sgarro punti in meno e multe a sei zeri. Quelli che vogliono comunque scontrarsi lo potranno fare fuori o dove ritengono più opportuno (come accade altrove nei pub o nelle periferie), facendo in modo di non nuocere a chi vuole vedersi la partita non sul divano e cercando di eliminarsi vicendevolmente prima possibile.
J³

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