giovedì 25 ottobre 2007

derivati e altre novelle

Abbiamo assistito a una bella puntatina di report che parlava di derivati e roba simile. Dopo quella puntata, qualcuno si è chiesto:

“Quando comuni, regioni e province dovranno restituire i 'debiti posticipati' e non messi a bilancio da sagaci amministratori, dicevano all'incirca dal 2011 in poi, cosa pensate possa succedere? cioè quando oltre al debito pubblico nazionale, avremo 100 milioni di euro di debito solo parlando di UN singolo comune (han fatto l'esempio di Napoli ed altri), vorrei sapere come si eviterà il collasso economico totale quando non si potrà più posticipare il pagamento dei debiti?Le banche diventeranno proprietarie delle città? E che cazzo ci faranno?”


Risponde l’esperto.

Allora, i derivati sono strumenti finanziari che appunto 'derivano' il loro valore da un altro, detto sottostante. Ci possono essere sulle azioni, sulle obbligazioni, su tassi di interesse ma anche su grano, petrolio o qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Di fatto, il valore del derivato è funzione di quello del sottostante.

Ora i derivati, che esistevano già nel 1200, servono essenzialmente per coprirsi da dei rischi, assumendone altri di diverso tipo. Ad esempio, un contadino inglese del 1200 vuole essere sicuro di vendere tutto il grano nell'anno dopo. Un fornaio vuole essere sicuro di avere abbastanza farina.
Allora, l'anno prima si mettono d'accordo che il contadino vende tutto il suo grano al fornaio per 100 sterline. Se l'anno dopo ci sarà un sacco di grano sul mercato, il fornaio l'avrà' presa in quel posto, perché poteva pagarlo tipo 50, se invece non ce ne sarà molto, avrà "vinto la scommessa", perché altrimenti avrebbe dovuto pagarlo 150 sul mercato. Ovviamente, per il contadino vale il ragionamento inverso.

In pratica loro scambiano il rischio di non vendere tutto il grano (contadino) o di non avere abbastanza farina (fornaio) con quello di prendersi un'inculata finanziaria.
Ecco, di fatto, questo e' un FORWARD, il primo contratto derivato della storia.

Adesso, i derivati si differenziano in due grandi categorie:

FUTURES: cioè un forward con qualche regola in più per la regolamentazione degli scambi ad evitare che fornaio e contadino si menino. Ad esempio, io mi impegno con Homer a consegnarli 100 ciambelle fra due mesi a 1 dollaro l'una. Se fra due mesi costano due euro c'ha guadagnato lui, se costano 10 cent io.

OPZIONI: Ecco qui, è più complicato. In pratica, io do' a Homer la possibilità di scegliere fra due mesi se comprare o meno 100 ciambelle a un dollaro. Cioè, Homer, che ora mi dà qualcosa come 1 centesimo a ciambella per poter godere dell'opportunità' di scegliere, fra due mesi potrà calcolare se gli conviene fare valere l'opzione e comprarsi le ciambelle a un dollaro, oppure se dire no grazie e perdere 1 cent a ciambella. Ovviamente, quest'ultimo caso vale solo se accettando perdi molto di più, ad esempio se le ciambelle sul mercato costano 20 centesimi, lui le compra a venti più un cent che ha dato a me e le paga 21, invece di 100. Forse anche Homer ci arriverebbe.

Da queste due macro categorie discendono tutti gli altri strumenti di cui parlava report, che nello specifico si e' concentrato sugli IRS, Interest Rate Swap. In questo caso, una parte si impegna a pagare all'altra un tasso di interesse fisso e l'altra alla prima uno variabile. Si usa ad esempio per proteggersi (notate bene questo termine, è fondamentale) ad esempio nei mutui. Uno che teme rialzi dei tassi, "vende" il proprio tasso variabile in cambio di un fisso, e viceversa.

Col tempo, i derivati si sono evoluti. Da semplice modo di copertura di un rischio sono diventati strumento per speculare.

Ad esempio, io non ho le 100 ciambelle, però sono sicuro che il loro prezzo fra due mesi sarà più basso di un dollaro. Allora mi metto d'accordo con Homer che glie le vendo a un dollaro e alla scadenza dei due mesi le compro sul mercato a 1 meno X dollari e glie le rivendo, lucrando la differenza, data da X per il numero di ciambelle.
Con questo cambio di mentalità, in pratica hanno iniziato a nascere derivati di derivati, incroci di derivati e cose simili.

Ora, il problema da cui nasce report è questo. Quando non usi il derivato per COPERTURA, ma per SPECULAZIONE.

Sono convintissimo che un buon 90% di quelli che si lamentavano sono quelli che hanno chiesto al promotore un modo per guadagnare oltre misura. Oppure di confermare tutti i propri guadagni con zero rischi. Il derivato in sé è un modo di trasferire il rischio, che comunque da qualche parte rimane. Vedi fornaio e contadino.

Nel caso in questione, questi vendevano opzioni su Interest Rate Swaps, a dieci anni, tipo. In pratica, il tasso di interesse fissato dalla banca centrale avrebbe dovuto continuare a crescere a ritmi infiniti per confermare i guadagni. Cosa di fatto impossibile in natura.

Quando Report parlava di uno che chiede un gelato alla vaniglia e invece gli danno un gelato con vaniglia, amarena e nocciola intendeva proprio questo. La plain vanilla è l'opzione base, quella detta sopra, ed ha un metodo di calcolo del valore complicatissimo. Il calcolo del valore serve a capire quanto homer mi deve dare per avere fra due mesi la possibilità di scegliere. Ovviamente, questo è funzione del sottostante, ma se il sottostante è un altro derivato, che a sua volta è legato ad un altro derivato ecc. ecc., questo diventa praticamente impossibile, anche per la banca stessa. Il problema, in questo caso, è che la banca punta a liberarsene in ogni modo, vendendolo come metodo certo e sicurissimo per guadagnare senza problemi.

Suggerimenti semplici: quando fate un investimento, vi devono far firmare un foglio in cui firmate la vostra conoscenza del mercato. NON FIRMATE MAI COSE NON VERE, cioè non spacciatevi per fini conoscitori di subprime e CDO. Di fatto quella è una specie di liberatoria nei confronti di banca e promotore.

Fatevi spiegare tutto per filo e per segno, se non capite una cosa, insistete. Queste truffe sono quelle che possono essere maggiormente evitate, non sono ancora ai livelli di Cirio e Parmalat dove tutto un sistema (aziende, società di rating, finanziatori e anche Stato) era marcio ed era difficile risalire alla cima.

Sui comuni: grazie alla Lega ed alla delocalizzazione di risorse ed entrate, i comuni ora hanno accesso a mezzi di finanziamento decisamente superiori ad una volta. Anche qui, la maggior parte dei comuni usa i derivati per coprirsi dai rischi, visto che anche loro emettono obbligazioni il cui valore cambia con i tassi di interesse, e preferiscono stabilizzarlo nel tempo. Il problema è che i comuni non rimborseranno mai QUEL debito. Mi spiego meglio, quei soldi vicini alla scadenza, verranno in parte rimborsati e in parte rifinanziati con nuovo debito, che avrà rate più alte e scadenze maggiori, magari, che però arriverà a scadenza e verrà nuovamente rimpiazzato con altro debito e così via.
Un po' come nelle società private, un livello di indebitamento e' fisiologico, anzi voluto e cercato.

Se i comuni hanno un indebitamento medio di 50 milioni di euro, possibile che si vada avanti a prorogarlo attraverso gli escamotage che descrivi? E’ realistico e applicabile?Prima o poi si collasserà?

Ad esempio, Telecom vive con livelli di debito che raggiungono quasi il fatturato. Ma nessuno si degna di chiederglieli indietro. Nel momento in cui tu sei un debitore serio, che cioè paghi gli interessi sempre, alle banche non va che bene e non vedono l'ora di prestarti altri soldi. Il problema è quando inizi a dare segni di squilibrio finanziario e allora nessuno proroga e chiedono tutti il rimborso, come successo con Cirio. In quel caso tutte le aziende fallirebbero, ma anche lo Stato italiano fallirebbe se tutti quelli che hanno Bot li rivolessero indietro.

Un altro mandato Berlusconi e ci saremmo andati pericolosamente vicini, quello sì. Il fallimento di uno Stato è' basato tutto sulla fiducia dei suoi creditori. Quando viene meno, vedi Argentina, lo Stato salta in un batter d'occhio.

Berlusconi è entrato con un avanzo primario al 4% del Pil (i soldi che usi per ripagare gli interessi) e in tre anni l'ha portato allo 0%, se non in negativo. Ha aumentato il debito pubblico e il deficit per tre anni di fila è stato sopra i limiti Ue. I tassi sul titolo pubblico erano di fatto crollati, visto che gli investitori internazionali (che hanno più o meno l'80% del debito nostro) iniziavano a sentire puzza di bruciato.
Prodi, anche se alle spalle nostre, ha risanato i conti, è tornato un avanzo primario e soprattutto ha tagliato il deficit, rendendo più facile il rimborso per interessi, che comunque rimangono 70 miliardi di euro l'anno. Non a caso i Bot sono tornati appetibili e viaggiano sopra il 4% per scadenze oltre i 6 mesi, roba da urlo.


Trota

lunedì 22 ottobre 2007

Ma chi te lo fa fare?

De Magistris: "Rischio la vita". "Contro di me i poteri occulti"

E' inutile che la meniamo con l'attaccamento alla patria, la volontà di giustizia, l'abnegazione e l'impegno sul lavoro, i valori morali e la perseveranza. In questo paese oramai senza vita è in atto, da parecchio tempo oramai ma si manifesta in tutta la sua spietatezza in queste settimane, un regime che coinvolge tutti gli apparati direttivi che contano. Quindi politica, mafia, alti dirigenti di stato, di corpi militari, di banche e anche di aziende private invischiate in questo giro, sono tutti dannatamente marci e corrotti. Spietati e determinati a mantenere il proprio potere, fatto di prepotenza, ignoranza e arroganza.

La vicenda di De Magistris è paradossale, ricorda quelle finite con quintalate di tritolo e riporta con la memoria indietro di anni. Lo dice chiaramente il magistrato: "...settori deviati di apparati dello Stato che già in passato hanno messo in pericolo le istituzioni e oggi cercano di riprodurre quel clima". Ora lasciando da parte i discorsi per i quali le Br e affini potrebbero benissimo far parte in realtà della regia occulta di cui sopra, è evidente che il Pm non sia più persona gradita allo Stato italiano. Avete sentito uno, dico un solo esponente politico schierarsi apertamente dalla parte di questo futuro eroe beatificato (una volta tumulato ovviamente) d'Italia?

Ora, mi verrebbe da chiedervi: è necessario continuare a sprecare energie, forze mentali e psichiche e vite umane per cercare di riprendere le file di questa disgraziata nazione? Specialmente quando il popolo stesso è in minima parte coinvolto (con massimo rispetto di chi si spacca il culo nelle varie associazioni e movimenti come 'ammazzateci tutti' per dirne uno), quando saranno tutti pronti per indignarsi e a piangere dopo che qualcuno avrà tolto di mezzo anche questa spiacevole discontinuità di un sistema camorristico volto alla sopravvivenza dei parassiti delle varie caste?
L'unica strada percorribile, senza considerare la fuga dall'Italia, sarebbe la rivolta, ma proprio la rivolta tipo Ottocento, con forconi e molotov. Anche a quel punto credete davvero che le istituzioni si prenderebbero la briga di ascoltare "il dissenso"? Purtroppo è tardi, per provare a rimettere in piedi le cose serve il sangue, serve la volontà popolare di seccare un sistema corrotto composto da una parte di popolazione che si avvantaggia di questa situazione ben oltre gli apparati che conosciamo. Tre milioni di persone? Bè più o meno, considerando i molti codardi che cambierebbero subito strada qualora si cominciasse a disinfestare la nazione. Utopia. Purtroppo.

Caro De Magistris, faccia armi e bagagli, se ne vada e non si immoli per uno Stato che non ha interesse alcuno nel colpire i criminali, se ne vada perchè non vale la pena morire per questo popolo e per questa italietta. Non ascolti quelli che dicono, col culo al caldo soprattutto, che ciò che vuole la mafia è proprio che nessuno se ne occupi più. Perchè, pur essendo vero, diventa impossibile contrastarla da soli. E quindi vaffanculo italia, vattene via prima che ti facciano secco maledizione! Lascia a noi poveri cialtroni, cittadini senza nerbo, assuefatti dai media e rassegnati, questa orribile realtà, che ci siamo meritati per essere individualisti, egoisti, senza senso civico e interessati solamente al denaro facile e alla notorietà fittizia da reality show e da trasmissioni strappalacrime (approposito se andasse da Maria, dite che De Magistris avrebbe qualche chance in più di non essere seccato? Oppure troverebbe qualcuno pronto a mettersi davanti a lui in caso di bisogno?...).

venerdì 19 ottobre 2007

differenze culturali

Fortemente in relazione con questo post.

Ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l’ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi ma ha ottenuto uno sconto di pena perchè è sardo. L’incredibile vicenda giudiziaria ha come protagonista il giudice di Hannover che ha condannato a sei anni di carcere un 29enne sardo che lavorava come cameriere in Germania ma gli ha concesso le «attenuanti etniche e culturali»


A ben guardare la differenza culturale tra persone ha sempre rivestito un duplice aspetto:
da un lato essa impedisce o rende oggettivamente difficoltosa la comprensione tra soggetti di differente estrazione, dall’altro è l’elemento arricchente per eccellenza, quello senza il quale si avrebbe un livellamento della cultura ed un’evoluzione della stessa estremamente difficoltoso.
In entrambi i casi essa, comunque, riveste gli aspetti del pregiudizio.
È pregiudizio quello di supporre che una persona appartenente ad una cultura differente non possa comprendere o entrare a pieno titolo a far parte dei meccanismi che regolano la cultura che la ospita, così come è pregiudizio quello di supporre che una cultura differente abbia sempre qualcosa da insegnare.
Ora, di fronte ai pregiudizi, l’unica forma di lotta è la conoscenza. È evidente che se una cultura ci appare, almeno in alcuni suoi aspetti, attraente, la spinta al confronto è estremamente facilitata.
Ma è altrettanto evidente che non è di questi specifici aspetti che stiamo discutendo.
Qui non si parla di imparare a conoscere il cinema orientale, la cucina di un altro paese, apprendere una nuova lingua. No, è evidente che su questi aspetti siamo tutti bene o male d’accordo.
Qui si tratta di discutere su punti di vista che sono antitetici, perché è su questi che nasce il conflitto ed è su questi che bisogna trovare il coraggio di mettersi in discussione. Una cultura è fatta sia di cucina che di arte, ma anche di tradizioni, modi comportamentali e altri aspetti e non è accettabile la semplice ipotesi di prelevare da una cultura esterna solo le parti che incontrano il nostro favore, rifiutando in toto, senza appello, tutti gli altri.
Quando un paese si comporta in questo modo nei confronti di persone di altre culture che vi vengono a vivere, si parla di “assimilazione”.
L’integrazione è ben altro. Innanzitutto è biunivoca, ovvero non è solo la cultura ospite ad integrarsi, ma è anche la cultura ospitante che si lascia “inquinare”.
In secondo luogo, entrambe le culture, pur mantenendo ciascuna le loro individualità di base, dovranno dar vita ad una terza via che si manifesti, quantomeno, tutte le volte che esse dovranno confrontarsi perché quello sarà il loro terreno di incontro.
Detto questo, fin quando non sarà pienamente realizzata una condizione come quella prospettata, è inevitabile che all’interno degli ordinamenti giudiziari dei singoli paesi, ma non solo, anche nel modo in cui ci approcciamo di volta in volta alle persone di altre culture, siano previste delle “attenuanti tecniche e culturali”.

L’alternativa, altrimenti, è dire “questa è casa mia, qui dentro si fa come dico io”. Questo va bene, in un’ottica di autoritarismo si può pure fare e mettere in conto, ma non elimina il problema: continueranno comunque ad esserci persone di altre culture nel nostro paese che continueranno a fare come se fossero a casa loro, semplicemente perché non sanno fare altrimenti. Facile affermare che chi arriva si adegua. Ma quanti di voi si sono trovati a fare un viaggio in un paese e, non essendo a conoscenza delle tradizioni, hanno offeso la cultura che li ospitava? Oltretutto, durante un viaggio, ammesso che si studi prima cosa fare e non fare, è anche semplice o quantomeno accettabile rinunciare a baciarsi in pubblico o farsi le canne dove ci pare. Ma se finite col viverci in quel paese e se le differenze tra la vostra cultura e la loro sono sostanziali, per quanto tempo pensate di resistere prima di contravvenire alle loro regole?
No, francamente la via autoritaria la ritengo poco praticabile: si verrebbero a creare inevitabili conflitti culturali le cui conseguenze possono essere molto gravi ed, alla fine, quasi sempre a rimetterci sarà la cultura ospitata. Ovviamente,se tanto sono gli altri a rimetterci, si potrebbe rispondere “’sti cazzi”. Allora diciamo che chi ci rimette di più è la cultura ospitata. Lo sappiamo tutti, infatti, che comunque prima che si riesca ad aver ragione con la repressione di fenomeni complessi come questi, ci vuole tempo ed inoltre si tratterebbe di mantenere un regime autoritario molto dispendioso in termini economici e di stress per entrambe le parti.

Resta il problema delle “attenuanti etniche e culturali”. Già perché anche questo è un problema. Andateglielo a dire alla ragazza che chi l’ha stuprata l’ha fatto perché da lui si usa così (devo informarmi meglio dai miei amici sardi). È evidente che dal punto di vista di lei, la cosa non fa alcuna differenza, per cui: cazzo attenui?
Non conoscendo il caso specifico, perché bisognerebbe leggere le motivazioni della sentenza, cerco di parlare in generale.
Mi sembra evidente, tuttavia, che il fatto che lo stupratore fosse sardo, abbia giocato un ruolo rilevante.

Ma attenzione, rifiuto l’idea che il semplice fatto di essere sardi consenta di accedere alle “attenuanti etniche e culturali”. Se così fosse, tutte le volte che in Germania viene commesso un delitto da parte di uno straniero, si dovrebbe essere ammessi a questo beneficio e, francamente, non mi risulta.

Anche in questo caso ci sarebbe da discutere sul modo in cui i media hanno dato la notizia, facendo cadere l’accento proprio sull’origine sarda dello stupratore, senza entrare nel merito del perché il giudice abbia preso in considerazione questo aspetto. Ma ci siamo abituati, ormai le notizie parlano solo di reati commessi da albanesi, zingari, rumeni o di reati e basta (qualora nessuna di queste categorie sia coinvolta). Vecchia modalità di informare e propagandare, già usata agli inizi del novecento negli Stati Uniti quando era il periodo del “dagli all’anarchico”.
Comunque, la questione è che se si rifiuta il concetto di “attenuante etnica e culturale”, bisogna rifiutare il concetto stesso di “ attenuante”, perché o si ammette l’ipotesi che esistano delle circostanze in cui la persona che commette il reato lo fa senza una piena consapevolezza o non c’è santo che tenga. E sicuramente l’aspetto culturale influisce molto. Io personalmente, se mai dovesse capitarmi, mi augurerei di essere giudicato da un tribunale islamico che prenda in considerazione l’ipotesi che l’adulterio che ho commesso derivi in parte dal fatto che sono nato e cresciuto in Italia, dove simili comportamenti non sono puniti, men che mai con la pena di morte della lei del caso.

È evidente l’obiezione che mi si può opporre: quale cultura istiga allo stupro? Nessuna, siamo d’accordo. Infatti nemmeno i giornali hanno affermato questo, ma si è parlato semplicemente di una generica “attenuante etnica e culturale” e non si sa su quali aspetti essa sia stata concessa (solo le motivazioni della sentenza possono svelare il mistero), ma se la notizia viene data così come è stata data, effettivamente la cosa che viene da pensare è: se sei sardo e decidi di stuprare una donna, fallo in Germania.
Se girano le palle a noi nel sentire una notizia del genere, pensate come gli staranno girando ai tedeschi. Se da noi fosse uscita una sentenza simile che vedeva condannato un rumeno che aveva stuprato una donna, ma con simili attenuanti, sarebbe scoppiata la caccia al transilvano (o meglio avrebbe subito un maggior impulso).

Andare di pancia e fottersene di tutte le circostanze che producono le distorsioni cui stiamo assistendo, limitandoci ad imporre loro le nostre regole, non sposta di una virgola il problema, circostanze che non dipendono solo da chi arriva, ma anche da chi accoglie. Se da una parte chi arriva da noi è “maleducato” (uso un eufemismo che potete traslare in ladro, assassino, stupratore, ecc.), dall’altra chi accoglie pensa solo ad imporre il proprio “galateo”.
Quando una cultura straniera è incompatibile con quella del paese ospitante, le prime cose da cambiare, peraltro le uniche che possono cambiare, sono le leggi di quest’ultimo. Non si tratta di capitolare di fronte all’invasore, ma di compiere le modifiche della società necessarie alla convivenza, atteso che nessuna legge riuscirà mai a impedire che la fame o la mancanza di dignità o libertà, spingano le persone a cercare di venire da noi.
Lo scopo della legge è proprio quello di garantire la convivenza, non di perpetuare sé stesse.
La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge.
Rifiuto l’idea di essere considerato “nocivo” alla cultura islamica perché bacio la mia ragazza in pubblico. È possibile che loro la pensino così, ma la soluzione (e ritorno al concetto iniziale che lo scopo delle culture è quello di incontrarsi, perché questa e solo questa è l’unica possibilità di evoluzione che hanno) non la troveranno mai nell’ignorare la mia esigenza e, se così fosse, alla fine, non ci avrei rimesso solo io.

Immigrati, vi prego, non lasciatemi solo con gli italiani.

ursamaior

giovedì 18 ottobre 2007

calci nel culo

Stadi: striscioni razzisti a San Siro, chiusa per un turno la curva dell'Inter - Storica decisione del Giudice Sportivo che, dopo l'esposizione di scritte offensive contro Napoli, ha sancito la chiusura dell'intero settore occupato dagli ultras nerazzurri

Posto che dal basso della mia idiozia supporto le scritte offensive e il razzismo in generale, questa decisione servirà solamente per farsi belli. Ovvio che gli abbonati al secondo verde (settore sigillato in base alle decisioni di cui sopra), campeggeranno amabilmente in qualche altra zona dello stadio. Altrettanto ovvio che i capicurva (cazzo che bel mestiere) si vedranno tranquillamente la partita e continueranno a spacciare maria e coca magari nei cessi del rosso, o al massimo sospenderanno per un turno il duty free della Nord. Nella Nord come in qualsiasi altra curva del tifo ultrà italiano di squadre di diverso blasone.

Sono interista da anni, ho frequentato per un buon periodo lo stadio e sono anche capitato in curva un paio di volte.
Raccontiamoci fin che vogliamo che senza coreografie, senza cori e senza fumogeni si perde molto del contorno di una partita.
Vero.
Raccontiamoci che quella è la parte che raccoglie quelle persone che vivono sul serio le vicende della squadra del cuore e che la seguono tifandola al di là del risultato sempre e comunque.
Possibile, non stanno solo in curva comunque.
Raccontiamoci che non tutti quelli che vanno in curva sono delinquenti.
Falso, perché buona parte ci va proprio per essere considerata tale, per sentirsi al di là di ogni legge acquistando a buon mercato cose vietate dalla legge, per farsi figa con gli amici, per essere importante per un due/tre ore alla settimana.

Sì non rompete i coglioni dai, fa piacere a tutti ogni tanto fare i tamarroni, i fuorilegge, quelli che se ne fottono di tutto e quelli che terrorizzano, nascondendo dietro il nome 'ultrà' la propria condizione di vita piena di rabbia repressa, di insoddisfazione e di insuccessi personali, di volontà di ribellione contro il sistema e di trasgressione a ogni costo. Siamo tutti italiani su, e il mito del bulletto di periferia, del tamarro del quartiere, dell'adulto attaccabrighe o del terrone con la catenazza d'oro al collo ce l'abbiamo nel dna purtroppo. Ci sono quelli (molti) che si fermano all’apparenza o all’emulazione, quindi anche quei pochi delinquenti di professione che si tirano dietro la massa. Gente che pensa che pestarsi o crepare per la propria squadra sia l’ideale più nobile che esiste, chissenefrega del lavoro precario, dei diritti che mancano, della povertà incombente e degli assassini che stanno in galera due giorni…

Abbiamo nel Dna anche la NON cultura sportiva, conta vincere e basta. Negli ultimi anni specialmente è impossibile pensare a una stagione tranquilla o a un piazzamento Champions, se non si vince lo scudo o la coppa dei campioni la stagione è fallimentare. E come fanno poi quelle milionate di tifosi che riversano sul calcio ogni chance di rivincita? Quelli che possono fare la fame ma guai alla partita? Quelli che siamo tutti italiani uniti capaci di superare qualsiasi difficoltà solamente quando Grosso la mette nell’angolo al centoventesimo? Chiaro anch’io sono impazzito allora ma l’odio per questo popolo ipocrita, falso moralista e oramai privo di qualsivoglia valore resta e resterà per sempre. Sono tifoso certo, ma la partita dura 90 o 120 minuti: poi godo o rosico, punto. Per moltissimi non è così, per molti non è più così da un po’.

Tralascio i discorsi su società conniventi, politici che tutelano i gruppi più violenti delle curve, teppisti in tribuna vip e su inasprimenti di pene per i violenti dello stadio, argomenti schifosi che però non fanno altro che allungare le discussioni ritardando i provvedimenti.
Il ‘problema calcio' in realtà in Italia non si vuole risolvere. Il business è troppo grande, gli interessi immensi e i fatturati ragguardevoli, si volesse sistemare basterebbe applicare paro paro quanto fatto in Inghilterra anni fa. Gli impianti non sono a norma? Chiusi, si gioca in campo neutro o senza pubblico. Si penalizza la maggior parte dei tifosi? Sti cazzi, così s’impara a non prendere mai, e dico mai, le distanze dai gruppi violenti e a isolarli, e parlo sia del presidente sia dell’ultimo dei tifosi nei popolari. Società responsabili in prima persona, stadi di proprietà e al minimo sgarro punti in meno e multe a sei zeri. Quelli che vogliono comunque scontrarsi lo potranno fare fuori o dove ritengono più opportuno (come accade altrove nei pub o nelle periferie), facendo in modo di non nuocere a chi vuole vedersi la partita non sul divano e cercando di eliminarsi vicendevolmente prima possibile.


martedì 16 ottobre 2007

cultura?

Ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l’ha picchiata, violentata, torturata e umiliata in vari modi ma ha ottenuto uno sconto di pena perchè è sardo. L’incredibile vicenda giudiziaria ha come protagonista il giudice di Hannover che ha condannato a sei anni di carcere un 29enne sardo che lavorava come cameriere in Germania ma gli ha concesso le «attenuanti etniche e culturali».

Ecco, me lo tenevo dentro da un po’, ma questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Quando ci decideremo a capire che la cultura diversa non è un’attenuante? A sinistra ci ripetono che la diversità culturale è un tesoro e va tutelata. Benissimo, splendido emblema di quel buonismo salottiero e radical che ha in Veltroni il suo esponente di punta. A destra ci dicono “daje ar negro!”. Anche in questo caso uno splendido esempio di quella volontà di integrazione sociale per un reciproco arricchimento che tanto avvicina i destrorsi all’uomo di neanderthal.

La situazione è spinosa e intricata, ma nemmeno tanto, alla fine. Giusto il rispetto del diverso, anzi, sacrosanto. E, attenzione, ho scritto
RISPETTO, non TOLLERANZA, la differenza non è banale. Se il rispetto della diversità è sacrosanto, c’è però anche il rispetto della legge, il rispetto per l’uguale, per il padrone di casa.

Sono cresciuto in un ambiente forse retrogrado dove il padrone di casa (spesso il pater familias) è il capo e sotto il suo tetto comanda lui, gli altri sono ospiti e devono adeguarsi alla sua legge. L’alternativa è la porta. Uscendo di casa, ed entrando in una nazione, il risultato non cambia, per la mia educazione. Questo è lo Stato e questa la sua legge. Non ti piace? Falla cambiare o emigra, ma non permetterti di calpestarla a meno che quella legge non leda qualche tuo diritto fondamentale.

Malmenare e stuprare una donna, siamo d’accordo spero, non è un diritto fondamentale... è un reato, deve esserlo in ogni paese che si voglia fregiare della dicitura “civile” e come tale dev’essere perseguito energicamente (sempre per la storia del potersi definire “civile”).

No, perché se cominciamo con le attenuanti etniche e culturali allora ben vengano i bambini a mendicare per le strade, le donne infibulate o sfigurate con l’acido.

Al solito non si fa molto, se non indignarsi e, al più, puntare un ‘indice di sdegno’... mandare un paio di poliziotte a fare un po’ di casino in un campo nomadi ogni tanto e sequestrare un po’ di cd al negretto di turno. Forse il fatto è che serve un nemico. Serve l’islamico di merda che viene in Italia a rubarci il lavoro e a scoparsi le nostre donne. Serve per fomentare ampi e costruttivi dibattiti tra i radical da una parte con i loro “eh, ma dobbiamo accogliere, difendere le minorazione, questi comportamenti sono figli del degrado” e gli uomini neri dall’altra a rispondere “allora metteteveli a casa vostra!” (e poi avere la colf filippina in nero). Serve per potergli addossare tutte le colpe, le nostre colpe, quelle di ognuno di noi, prima di tutto i nostri padri che hanno avuto l’opportunità di ricostruire un paese dopo le bombe della guerra e hanno preferito annaffiare ognuno il proprio orto a spese del vicino. E non tiriamoci indietro, la colpa è anche nostra, che non ci siamo accorti che era sbagliato, che lo abbiamo accettato, che ci siamo radunati sotto le bandiere che ci hanno offerto. E ci sorprendiamo, oggi, davanti alle macerie civili e sociali in cui scorrazziamo.

E ci siamo arrivati anche così, giustificando. “so’ ragazzi”, “è la sua cultura”, “volemose bene”. No, vaffanculo, io non ci sto. Io non gli voglio bene. Il sardo in galera per tutto il tempo che gli compete (e per fortuna che è successo in Germania, dove la galera gliela faranno fare). E non m’interessa che è la sua cultura, che è cresciuto in una famiglia in cui il padre trattava la moglie come una pezza da piedi. Non m’interessa. Non siamo più nel 1400 quasi 1500, in cui nasci e muori a Frittole ignorando che oltre l’orto di Vitellozzo c’è un altro bel pezzo di mondo. La legge non ammette ignoranza e questo ce lo dobbiamo ricordare, sei tu che non ti sei informato e, di questi tempi, informarsi non è cosa complicata. Sei tu che hai scelto male. Perché il problema è sempre quello. Scelta. C’è sempre una scelta. E chi sceglie male, ne paghi le conseguenze.

Anche perché, che vuol dire che “è la sua cultura”? La cultura è qualcosa di profondamente legato a un luogo, una storia e un territorio. Ciò che vale per gli eschimesi non vale in Congo. Quello che può essere culturalmente accettabile nel deserto del Gobi non lo sarà a Manhattan. E se una cultura, una volta trapiantata, è incompatibile con i valori della società ospite, è nociva e come tale va trattata. Come si capisce se è nociva? Se va contro la legge. Non è nemmeno difficile!

Rumenta


lunedì 8 ottobre 2007

manifesto parziale

Quindi?

Il più grande problema che abbiamo in questo stato di m*rda è sostanzialmente questo: nessuno spiega. Arrivano lanci Ansa con le sparate del giorno ma non si spiega mai nulla. Si lanciano messaggi, assiomi, imperativi, dati di fatto nudi e crudi, davanti ai quali rimaniamo basiti chiedendoci: quindi?

La realtà è che vengono raccontate tantissime cose senza che nessuno si prenda la briga di provare a far capire al popolo i motivi e le cause che stanno dietro a queste cose. Perché chi diffonde l’informazione sa benissimo che siamo una massa di idioti, contenti pure di esserlo, pronti ad arrivare fino alla fame prima di prendere in mano una mazza chiodata e andare a chiedere conto ai nostri rappresentanti sindacali, politici o legali che siano.

Perché, diciamocela tutta, siamo un branco di caproni ignoranti pronti solo a impegnarci per capire l’ultima tattica della squadra del cuore, la psicologia della zoccola o del macho di turno al reality show che ci piace, i motivi dietro un problema familiare altrui che però ci interessa tantissimo perché viene presentato in prima serata sulle reti nazionali… ma quando ‘scopriamo’ che il presidente della Fiat guadagna in un anno quanto 487 operai della Fiat stessa, quando ‘scopriamo’ che essere un politico (ma anche un manager, un industriale, una prima firma, un magistrato … andate avanti voi) comporta dei vantaggi che nemmeno in altri paesi molto più civili del nostro si trovano, quando ‘scopriamo’ che gli zingari sono dei parassiti o che alcune comunità straniere vengono trattate con i guanti anche (e soprattutto) quando violano le nostre leggi…insomma quando ‘scopriamo’ che qualcosa di talmente indegno e assurdo per un qualsiasi osceno mondo parallelo immaginario accade preciso nel nostro belpaese, non reagiamo. Magari c’indigniamo, il massimo pensabile è sbraitare al telefono nelle tv locali di turno in trasmissioni che danno spazio a politicanti che blaterano senza fare mai un fatto uno, poco altro.

In un qualsiasi altro paese dotato di senso civico e di appartenenza (qualsiasi stato ne ha di più di quello italiano, popolo unito solamente quando gioca la nazionale, in realtà frullato disomogeneo di etnie e popolazioni agli antipodi l’una dall’altra per cultura, società, ideali e quant’altro vi pare, portato alla rovina nel corso degli ultimi decenni da un ordine superiore che va a braccetto con criminali, mafie e delinquenze estere varie) ci sarebbero scontri di piazza, quartieri in fiamme e anche morti e feriti.
Perché, purtroppo, viviamo in un regime mascherato da democrazia, in cui il privato cittadino è assolutamente all’oscuro di tutte le trame che sono nascoste (oppure ben visibili ma mai notate), è obbligato a vivere un’esistenza mediocre e incerta, per rimanere schiavo di un ristretto gruppo di persone che siedono al tavolo di comando, facendo credere che in realtà ci siano differenze di ideali e di condotte tra i vari partiti politici o associazioni che dovrebbero tutelare e garantire al privato cittadino qualcosa di meglio della semplice sopravvivenza a volte fatta anche di stenti e rinunce dolorose.

La fortuna è che abbiamo ancora la possibilità di esprimere questo malessere, di dire la nostra, di farlo anche se sappiamo benissimo che nessuno ci ascolterà mai. O forse no, dipenderà molto da noi.
Già.
Un’ampia parte di responsabilità del momento disastroso in cui versa l’Italia è assolutamente nostra.
Di noi cittadini comuni: furbetti, individualisti e ipocriti; noi incapaci di andare oltre alla realtà propinataci dai media, incapaci di reagire per davvero perché costretti a svolgere un lavoro sottopagato, regolato da contratti (quando ci sono) il più delle volte fuorilegge, noi divisi nell’animo da insanabili odi interni provenienti dalle condizioni economico-sociali in cui versiamo, sì giustificati dalla storia, dalla disuguaglianza e dalla disparità di trattamento in ogni ambito, ma attualmente inutili e dannosi oltre misura e preziosi strumenti del potere per tenere sotto controllo i contribuenti.

Sono finiti i tempi in cui si moriva per le giuste cause, i tempi in cui ancora c’era senso civico e rispetto della legge e del prossimo, i tempi in cui ci si metteva in gioco per una popolazione che era pronta a tutto per ottenere diritti legittimi. Ciò non vuol dire però che non si possa provare a reagire in un modo nuovo, nell’unico modo ancora possibile per provare a raggiungere qualche verità, per avere qualche risposta chiara, per interagire, discutere, litigare, per non fermarsi ai luoghi comuni e alle frasi fatte.

Nessuna nostalgia, nessuna ideologia, nessuna apologia di reato o deliri intellettualistici del caso. Constatare, ragionare, approfondire e trarre conclusioni è il miglior sacrificio che dei governanti onesti dovrebbero chiedere a questa massa informe, mummificata e standardizzata che siamo diventati. Non tanto pagare più tasse per servizi inesistenti, marci, ineguali e inefficienti, quanto tornare a pensare, a capire le situazioni, a leggere pareri diversi, a non fermarsi alle apparenze, a fare due più due, a valutare rischi prima di lasciarsi ingannare.

Diciamo sempre che non tutti gli stranieri sono terroristi, che non tutti gli zingaroni sono parassiti, che non tutti i terroni sono mafiosi, che non tutti gli imprenditori sono evasori totali, che non tutti i politici sono corrotti…bè cominciamo a dimostrare che una buona parte di persone vuole chiarezza, vuole risposte, vuole capire, vuole andare in fondo alle cose e ha davvero voglia di spaccare tutto. Dimostriamo che una buona parte di persone non ha come obiettivo nella vita di diventare un pusher, un avvoltoio o una velina. Dimostriamo di avere senso critico, voglia di confronto e di dibattito. Oddio magari poi scopriamo che siete ancora più imbecilli di quanto crediamo e c’accorgiamo che la situazione è ancora più irrecuperabile di quanto si pensi. Ultimamente però qualche speranza in più la ho.

Noi ci siamo, e voi?

J³ a nome un po' di tutti.