Quindi?
Il più grande problema che abbiamo in questo stato di m*rda è sostanzialmente questo: nessuno spiega. Arrivano lanci Ansa con le sparate del giorno ma non si spiega mai nulla. Si lanciano messaggi, assiomi, imperativi, dati di fatto nudi e crudi, davanti ai quali rimaniamo basiti chiedendoci: quindi?
La realtà è che vengono raccontate tantissime cose senza che nessuno si prenda la briga di provare a far capire al popolo i motivi e le cause che stanno dietro a queste cose. Perché chi diffonde l’informazione sa benissimo che siamo una massa di idioti, contenti pure di esserlo, pronti ad arrivare fino alla fame prima di prendere in mano una mazza chiodata e andare a chiedere conto ai nostri rappresentanti sindacali, politici o legali che siano.
Perché, diciamocela tutta, siamo un branco di caproni ignoranti pronti solo a impegnarci per capire l’ultima tattica della squadra del cuore, la psicologia della zoccola o del macho di turno al reality show che ci piace, i motivi dietro un problema familiare altrui che però ci interessa tantissimo perché viene presentato in prima serata sulle reti nazionali… ma quando ‘scopriamo’ che il presidente della Fiat guadagna in un anno quanto 487 operai della Fiat stessa, quando ‘scopriamo’ che essere un politico (ma anche un manager, un industriale, una prima firma, un magistrato … andate avanti voi) comporta dei vantaggi che nemmeno in altri paesi molto più civili del nostro si trovano, quando ‘scopriamo’ che gli zingari sono dei parassiti o che alcune comunità straniere vengono trattate con i guanti anche (e soprattutto) quando violano le nostre leggi…insomma quando ‘scopriamo’ che qualcosa di talmente indegno e assurdo per un qualsiasi osceno mondo parallelo immaginario accade preciso nel nostro belpaese, non reagiamo. Magari c’indigniamo, il massimo pensabile è sbraitare al telefono nelle tv locali di turno in trasmissioni che danno spazio a politicanti che blaterano senza fare mai un fatto uno, poco altro.
In un qualsiasi altro paese dotato di senso civico e di appartenenza (qualsiasi stato ne ha di più di quello italiano, popolo unito solamente quando gioca la nazionale, in realtà frullato disomogeneo di etnie e popolazioni agli antipodi l’una dall’altra per cultura, società, ideali e quant’altro vi pare, portato alla rovina nel corso degli ultimi decenni da un ordine superiore che va a braccetto con criminali, mafie e delinquenze estere varie) ci sarebbero scontri di piazza, quartieri in fiamme e anche morti e feriti.
Perché, purtroppo, viviamo in un regime mascherato da democrazia, in cui il privato cittadino è assolutamente all’oscuro di tutte le trame che sono nascoste (oppure ben visibili ma mai notate), è obbligato a vivere un’esistenza mediocre e incerta, per rimanere schiavo di un ristretto gruppo di persone che siedono al tavolo di comando, facendo credere che in realtà ci siano differenze di ideali e di condotte tra i vari partiti politici o associazioni che dovrebbero tutelare e garantire al privato cittadino qualcosa di meglio della semplice sopravvivenza a volte fatta anche di stenti e rinunce dolorose.
La fortuna è che abbiamo ancora la possibilità di esprimere questo malessere, di dire la nostra, di farlo anche se sappiamo benissimo che nessuno ci ascolterà mai. O forse no, dipenderà molto da noi.
Già.
Un’ampia parte di responsabilità del momento disastroso in cui versa l’Italia è assolutamente nostra.
Di noi cittadini comuni: furbetti, individualisti e ipocriti; noi incapaci di andare oltre alla realtà propinataci dai media, incapaci di reagire per davvero perché costretti a svolgere un lavoro sottopagato, regolato da contratti (quando ci sono) il più delle volte fuorilegge, noi divisi nell’animo da insanabili odi interni provenienti dalle condizioni economico-sociali in cui versiamo, sì giustificati dalla storia, dalla disuguaglianza e dalla disparità di trattamento in ogni ambito, ma attualmente inutili e dannosi oltre misura e preziosi strumenti del potere per tenere sotto controllo i contribuenti.
Sono finiti i tempi in cui si moriva per le giuste cause, i tempi in cui ancora c’era senso civico e rispetto della legge e del prossimo, i tempi in cui ci si metteva in gioco per una popolazione che era pronta a tutto per ottenere diritti legittimi. Ciò non vuol dire però che non si possa provare a reagire in un modo nuovo, nell’unico modo ancora possibile per provare a raggiungere qualche verità, per avere qualche risposta chiara, per interagire, discutere, litigare, per non fermarsi ai luoghi comuni e alle frasi fatte.
Nessuna nostalgia, nessuna ideologia, nessuna apologia di reato o deliri intellettualistici del caso. Constatare, ragionare, approfondire e trarre conclusioni è il miglior sacrificio che dei governanti onesti dovrebbero chiedere a questa massa informe, mummificata e standardizzata che siamo diventati. Non tanto pagare più tasse per servizi inesistenti, marci, ineguali e inefficienti, quanto tornare a pensare, a capire le situazioni, a leggere pareri diversi, a non fermarsi alle apparenze, a fare due più due, a valutare rischi prima di lasciarsi ingannare.
Diciamo sempre che non tutti gli stranieri sono terroristi, che non tutti gli zingaroni sono parassiti, che non tutti i terroni sono mafiosi, che non tutti gli imprenditori sono evasori totali, che non tutti i politici sono corrotti…bè cominciamo a dimostrare che una buona parte di persone vuole chiarezza, vuole risposte, vuole capire, vuole andare in fondo alle cose e ha davvero voglia di spaccare tutto. Dimostriamo che una buona parte di persone non ha come obiettivo nella vita di diventare un pusher, un avvoltoio o una velina. Dimostriamo di avere senso critico, voglia di confronto e di dibattito. Oddio magari poi scopriamo che siete ancora più imbecilli di quanto crediamo e c’accorgiamo che la situazione è ancora più irrecuperabile di quanto si pensi. Ultimamente però qualche speranza in più la ho.
Noi ci siamo, e voi?
J³ a nome un po' di tutti.